domenica 11 settembre 2011

11 SETTEMBRE 2001 - DIECI ANNI FA














In memoria delle 2977 persone che persero la vita durante gli attentati dell' 11 settembre 2001.

Soles occidere et redire possunt:
nobis, cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda. 

(Gaio Valerio Catullo)



venerdì 9 settembre 2011

THE CURE - BURN




"Un tempo, la gente era convinta che, quando qualcuno moriva, un corvo portava la sua anima nella Terra dei Morti. A volte però accadevano cose talmente orribili, tristi e dolorose, che l'anima non poteva riposare in pace. Così, a volte, ma solo a volte, il corvo riportava indietro l'anima perché rimettesse tutto a posto.
Un palazzo viene dato alle fiamme: tutto quel che ne rimane è cenere. Prima pensavo che questo valesse per ogni cosa: famiglie, amici, sentimenti. Ora so che, se l'amore è vero amore, niente può separare due persone fatte per stare insieme.
Se le persone che amiamo ci vengono portate via,  perché continuino a vivere non dobbiamo mai smettere di amarle: le case bruciano, le persone muoiono...ma il vero amore è per sempre. (cit. film "The Crow", 1994 diretto da A. Proyas: con Brandon Lee (R.I.P.), Ernie Hudson, Michael Wincott)

Questo post è dedicato a tutti coloro a cui è stato portato via qualcuno ingiustamente, e che stanno ancora aspettando che venga fatta giustizia.


LYRICS

"Don't look don't look" the shadows breath
Whispering me away from you
"Don't wake at night to watch her sleep
You know that you will always lose
This trembling
Adored
Tousled bird mad girl... "

But every night I burn
But every night I call your name
Every night I burn
Every night I fall again

"Oh don't talk of love" the shadows purr
Murmuring me away from you
"Don't talk of worlds that never were
The end is all that's ever true
There's nothing you can ever say
Nothing you can ever do... "

Still every night I burn
Every night I scream your name
Every night I burn
Every night the dream's the same

Every night I burn
Waiting for my only friend
Every night I burn
Waiting for the world to end

"Just paint your face" the shadows smile
Slipping me away from you
"Oh it doesn't matter how you hide
Find you if we're wanting to
So slide back down and close your eyes
Sleep a while
You must be tired... "

But every night I burn
Every night I call your name
Every night I burn
Every night I fall again

Every night I burn
Scream the animal scream
Every night I burn
Dreaming the crow black dream

Dreaming the crow black dream...


TRADUZIONE

"Non guardare, Non guardare" sussurrano le ombre,
soffiandomi via da te
"Non svegliarti la notte per guardarla dormire
Sai che perderai sempre
Questa tremante
adorata,
arruffata e pazza ragazza..."

Ma ogni notte brucio
Ogni notte chiamo il tuo nome
Ogni notte brucio
Ogni notte precipito ancora

"Oh, non parlare d'amore" ronzano le ombre
sussurrandomi lontano da te
"Non parlare di parole che mai sono state
la fine è l'unica cosa certa
non c'è niente che puoi dire
niente che puoi fare..."

Ancora ogni notte brucio
ogni notte grido il tuo nome
Ogni notte brucio
Ogni notte il sogno è lo stesso

Ogni notte brucio
Aspettando la mia unica amica
Ogni notte brucio
aspettando che il mondo finisca

"E adesso pitturati il volto" sorridono le ombre
facendomi scivolare lontano da te
"Oh, non importa come ti nascondi...
ti troveremo, se avremo intenzione di farlo
Perciò scivola indietro e chiudi gli occhi
dormi un po',
devi essere stanco..."

Ma ogni notte brucio
ogni notte chiamo il tuo nome
ogni notte brucio
ogni notte precipito ancora

Ogni notte brucio
Grida, l'animale grida
Ogni notte brucio,
sognando il sogno del corvo nero

sognando il sogno del corvo nero...

giovedì 8 settembre 2011

TRISTEZZA

Fiume nero
scorre nelle mie vene
annebbia la vista
avvelena l'anima

Piovono lacrime scure
il silenzio mi assorda

sono di nuovo solo

mercoledì 7 settembre 2011

STREAM OF PASSION - HAUNTED



Il testo di questa canzone ha fatto sorgere in me una domanda. E' meglio affrontare i propri demoni e rischiare di rimanerne sconfitti, o fare finta che non ci siano e indossare una maschera sorridente? E' meglio conformarsi al giudizio degli altri, alle regole della "società civile" e della religione, agli status-symbol, alle mode del momento o è preferibile estraniarsi da tutto ciò e cercar di lasciare il nostro vero Io libero di esprimersi? "Ogni uomo ha un diavolo dentro e non ha pace finchè non lo trova" , recitava una frase di un famoso film.
Io credo che tanti non vogliano nemmeno cercarlo.


LYRICS

Días enteros caminando en silencio.
Apuro mis pasos para dejar todo de tras;
Busco en la soledad el espacio para olvidar
Esa voz que me atormenta.

I live in fear when the shadows reappear
Unleashing all their might..
I never thought I´d face the demons on my own.
Make it stop!
Haunted, hunted.

Un suspiro que penetra mi alma,
Un pensamiento constante y hiriente.
Sé que estás ahi, aunque no puedo verte.
Nunca he podido escapar Del yugo de tus ojos.

I live in fear when the shadows reappear
Unleashing all their might..
I never thought I´d face the demons on my own.
Make it stop!
Haunted, hunted.

With every breath I take,
My heart beats faster,
No matter how hard I try to unwind
Tears keep falling from my eyes.
Haunted, hunted, I´m down on my knees;
Forever I´ll mourn the loss of my innocence.

I live in fear when the shadows reappear
Unleashing all their might..
I never thought I´d face the demons on my own.
Make it stop!
Haunted, hunted.


TRADUZIONE

Intere giornate, camminando in silenzio
affretto i miei passi per lasciarmi tutto alle spalle
cerco, nella solitudine, lo spazio per dimenticare la voce che mi tormenta

Vivo nella paura quando le ombre ricompaiono,
scatenando tutta la loro forza
non avrei mai pensato di dover affrontare i miei demoni da sola
Fallo smettere! Tormentata...Tormentata...

Un sospiro che penetra nella mia anima
un pensiero costante e doloroso
so che sei lì, anche se non posso vederti
Non sono mai potuta fuggire dall'oppressione dei tuoi occhi

Vivo nella paura quando le ombre ricompaiono,
scatenando tutta la loro forza
non avrei mai pensato di dover affrontare i miei demoni da sola
Fallo smettere! Tormentata...Tormentata...

Ad ogni respiro che prendo,
il mio cuore batte più in fretta
non importa quanto mi sforzi per rilassarmi,
le lacrime continuano a cadere dai miei occhi
Tormentata, tormentata, sono sulle ginocchia;
per sempre piangerò la perdita della mia innocenza.

Vivo nella paura quando le ombre ricompaiono,
scatenando tutta la loro forza
non avrei mai pensato di dover affrontare i miei demoni da sola
Fallo smettere! Tormentata...Tormentata...


martedì 6 settembre 2011

IL VIOLINISTA DI LONDRA (RACCONTO)

Ho scritto questo breve racconto ieri sera, ispirato dalla pioggia che batteva sulla strada e da una composizione di Niccolò Paganini che ho sentito per caso alla radio. Non ho potuto fare a meno di pensare, ascoltandola, a ciò che ho letto da qualche parte (credo nel libro "Canone Inverso" di P. Maurensig) sui violinisti e su come la posizione che assumono, piegando la testa di lato mentre suonano, assomigli a quella che assume Gesù sulla croce. Nonostante io non sia credente, trovo che la raffigurazione del crocifisso sia una delle più efficaci per rappresentare la sofferenza attraverso le immagini e che la musica del violino sia la migliore per esprimerla attraverso il suono. Da questa riflessione è nato il racconto che segue.
                                                                   
                                         
                                        IL VIOLINISTA DI LONDRA


Tra i tanti viaggi cui mi dedicai in gioventù, mai scorderò quello che mi portò, per la prima volta, a Londra. La vista della città suscitò in me, allora ventenne, una commistione di meraviglia e timore. Sebbene avessi trascorso gran parte dei mesi precedenti peregrinando per l'Europa con la sola compagnia del mio amore per la storia e della voglia di assorbire la cultura delle grandi civiltà respirando l'aria e calcando il suolo su cui avevano vissuto per ammirarne il lascito, appena vi misi piede rimasi ammaliato dalla magnificenza dei suoi palazzi e dalla moltitudine di gente che percorreva le strade. Nonostante lo spettacolo delle costruzioni e lo sfarzo delle carrozze che mi sfrecciavano a pochi metri, mi trovavo di fronte a un curioso groviglio di persone di varia estrazione sociale e avvertivo, nell'aria intrisa di umidità, un odore stantio simile a quello delle cantine. Agli angoli della strada, ovunque mi voltassi, era depositata parecchia sporcizia, segno dell'intensa attività umana che lì si svolgeva.
Camminai, da buon visitatore, per parecchio tempo, addentrandomi nei vicoli grigi e maleodoranti che conducevano verso il cuore della città, deciso ad ignorare i mendicanti stesi a terra a chiedere l'elemosina e le prostitute che, bisbigliando, cercavano di attirare la mia attenzione.
Fu allora che sentii provenire da lontano una musica, che da semplice suono di sottofondo si tramutò in una vera e propria presenza, catturando la mia attenzione.
Ne fui talmente attratto, tant'era melodiosa e aggraziata, che non potei far altro che lasciarmi guidare verso di essa, rapito come Ulisse quando udì il canto delle sirene.
Dopo qualche centinaia di metri, intravidi un gruppetto di persone immobili e capii che la fonte della musica che tanto mi aveva colpito si trovava proprio lì in mezzo. Mi unii alla folla e, sopraffatto dalla curiosità, mi spinsi sulle punte dei piedi, cercando di coglier con lo sguardo l'autore di tale capolavoro.
Indossava un logoro cappotto, sporco di fango e un cappello vecchio di anni gli riparava il capo, chino sul violino di mogano lucido. I pantaloni erano più larghi di almeno due taglie e gli coprivano gli stivali incrostati fin quasi alla punta.
Lo osservai accarezzare lo strumento con l'archetto, e notai che lo trattava con la delicatezza e l'amore di un amante; l'uomo, nonostante il viso pallido e la barba incolta, trasmetteva un senso di serenità e di distacco e dava l'impressione di trovarsi in totale solitudine, come se non percepisse null'altro che la musica, che sembrava scorrergli dentro e unirlo al violino in un legame indissolubile.
Incuriosito da questo strano personaggio, che indubbiamente si trattava del miglior violinista che mi fosse mai capitato di incontrare, mi avvicinai a un signore distinto, per chiedergli informazioni.
<<Chi è quell'uomo?>> chiesi a bassa voce.
L'anziano distolse lo sguardo dal musicista, mi fissò con un espressione perplessa e poi rispose:
<< Il suo nome è Gilmore >> rispose. Guardò ancora verso di lui, poi aggiunse, sottovoce << O forse, dovrei dire che lo fu.>>
<< Si spieghi meglio.>>  lo incitai, incuriosito.
<< Fino a un anno fa, era uno dei violinisti più apprezzati, qui a Londra. Viveva a pochi isolati da dove ci troviamo, in una bella casa; aveva perfino dei servitori. Poi, un giorno, sua moglie si ammalò e, poco tempo dopo,morì. Quella notte, Gilmore scese in strada e iniziò a suonare il violino, giorno e notte, fino ad oggi.>>
Annuii e volsi lo sguardo al suonatore, immergendomi nella profondità delle note che scaturivano dal violino. Era una musica indescrivibile, un misto di gioia e dolore, complessa nelle note eppure semplice al cuore, sconvolgente e perfetta nella sua bellezza. L'archetto sfiorava le corde sempre più veloce, in un appassionato crescendo che colmò la strada e congelò il tempo, lasciandoci dimentichi dello scorrer dei minuti. Gilmore proseguiva a suonare, sempre più in fretta, nonostante le gocce di sudore gli imperlassero il volto esausto.
Per quanto lo sforzo fosse intenso, un'evidente espressione di pace dominava il suo volto; ebbi l'impressione che, nel violino e nella musica che da esso scaturiva, Gilmore si rifugiasse, cercando un legame con l'eternità, lontano da questo mondo. Me lo immaginai, vestito con abiti eleganti, dedicar la sua musica all'amata. Mi domandai cosa fosse scattato, nella sua mente, alla morte di essa.
Poi, d'improvviso, un rumore assordante sostituì la melodia, e vidi una delle corde del violino schizzare via dallo strumento, simile a un legamento strappato.
Il silenzio piombò su tutti noi, che ci risvegliammo come da un sonno lungo decenni.
Gilmore alzò la testa e aprì gli occhi, fissandoci e accorgendosi solo allora della nostra presenza, poi sorrise e lasciò cadere il violino, che si infranse al suolo. Poi si accasciò, accanto ad esso.
Il gruppetto si dileguò in preda al panico mentre io rimasi immobile, frastornato.
Seppur titubante, mi avvicinai al corpo senza vita di Gilmore.
Sorrideva, con gli occhi aperti in un'espressione serena, quasi compiaciuta.
Nelle sue pupille, era impresso un volto di donna.

domenica 4 settembre 2011

LOREENA MCKENNIT - PENELOPE'S SONG




Questa splendida canzone della cantautrice canadese Loreena Mckennitt, ci trasporta direttamente nell'Antica Grecia narrata da Omero, e più precisamente nell' isola di Itaca, negli attimi appena successivi alla partenza di Ulisse alla volta della guerra Troia, che lo terrà lontano da casa per vent'anni. Chiudendo gli occhi, è facile immaginare Penelope osservare le navi del marito allontanarsi all'orizzonte e intonare questo meraviglioso canto.


LYRICS

Now that the time has come
soon gone is the day
There upon some distant shore                          
You'll hear me say

Long as the day in the summer time
Deep as the wine dark sea
I'll keep your heart with mine
Till you come to me

There like a bird I'd fly
High through the air
Reaching for the sun's full rays
Only to find you there

And in the night when our dreams are still
Or when the wind calls free
I'll keep your heart with mine
Till you come to me

Now that the time has come
Soon gone is the day
There upon some distant shore
You'll hear me say

Long as the day in the summer time
Deep as the wine dark sea
I'll keep your heart with mine.
Till you come to me



TRADUZIONE

Ora che il tempo è giunto
il giorno se n'è andato veloce
La, su qualche spiaggia lontana
mi sentirai dire

Lungo come il giorno nel tempo d'estate
profondo come un mare di vino scuro
Custodirò il tuo cuore col mio,
finchè tornerai da me

Lì, come un uccello volerei
alta nel cielo
raggiungendo i pieni raggi del sole
solo per trovarti

E nella notte, quando i nostri sogni sono quieti
o quando il vendo grida libero
Custodirò il tuo cuore col mio
finchè tornerai da me

Lungo come il giorno nel tempo d'estate
profondo come un mare di vino scuro
Custodirò il tuo cuore col mio,
finchè tornerai da me

venerdì 2 settembre 2011

LONTANANZA E SOLITUDINE : SHAKESPEARE - SONETTI 44 E 45

I sonetti che seguono, scritti tra il 1595 e il 1596 da William Shakespeare, sono sicuramente tra le mie poesie preferite. Nonostante siano due sonetti distinti possono essere considerati concatenati l'un altro, in quanto il 45 riprende e conclude il tema del 44. Il tema centrale dei sonetti è la lontananza tra il poeta e l'amata/o. Shakespeare utilizza gli elementi terra ed acqua per descrivere il suo senso di impotenza di fronte al senso di vuoto e di abbandono che gli reca la mancanza dell'oggetto del suo amore. La terra e l'acqua (essendo elementi "pesanti") diventano quindi i componenti che formano il "corpo fisico" del poeta, soggetto alle limitazioni umane e quindi impossibilitato a raggiungere chi ama con l'immediatezza del pensiero e del desiderio che vengono infatti rappresentati dall'aria e dal fuoco, elementi "immateriali" e pertanto liberi dai vincoli del corpo. Egli, attraverso di essi rassicura sè stesso, attraverso il pensiero confortante della felicità e della buona salute dell'amante, ma ricade inevitabilmente nella tristezza quando ritorna a pensare alla distanza incolmabile che li divide. ("Del che, ne godo; ma per poco, perchè li rimando indietro, e subito sono triste"). La seguente versione dei sonetti è tratta dall'opera di W. Shakespeare, I Sonetti, edito da Mondadori (traduzione di Giovanni Cecchin).
Per chi fosse interessato a leggere i sonetti in lingua originale, ecco i link:

SONNET 44
SONNET 45
          

                              44                  

Se la greve sostanza della mia carne fosse pensiero,
l'avversa distanza non mi arresterebbe,
perchè, nonostante lo spazio, volerei
dai limiti più remoti a dove ora tu mi trovi.

Non importerebbe allora che il mio piede
calcasse remotissime terre lontano da te,
poichè l'agile pensiero sorvolerebbe mari e terre
non appena pensa al luogo dove vorrebbe andar.

Ma,ahimè, mi uccide il pensiero che non sono pensiero
per scavalcare lontane miglia quando sei assente.
Ma per il fatto che di terra e acqua io sono formato,
devo aspettare gemendo i comodi del tempo.

Dai miei grevi elementi non ricavo niente
se non gravose lacrime, emblema di mutuo dolore.

                              45

Gli altri due elementi, aria e purificante fuoco,
sono con te ovunque io mi trovi:
il primo è il mio pensiero, il secondo il mio desìo,
che, presenti-assenti, velocissimi si muovono.

Quando questi due se ne partono
volando a te in dolce ambasceria d'amore,
la mia vita, dai quattro elementi ridotta ai grevi,
sprofonda in basso, oppressa da tristezza;

Finchè la vita si ricompone
col ritorno da te dei due veloci messi,
giunti proprio adesso, che mi assicurano
col loro racconto che tu stai bene.

Del che, ne godo; ma per poco,
perchè li rimando indietro, e subito sono triste.